venerdì 23 ottobre 2009

la pulce

è una mia mania, quella di trovare parole che possano esprimere ciò che sento.
una mania che inseguo in maniera ossessiva, per cui soffro molto e per cui mi arrovello ore intere.
perchè io devo trovare un termine, una forma ed un colore per ogni mio sentimento, ho un bisogno impellente di tradurre tutto, di cristallizzare tutto in forme visibili, concrete, pensabili, immaginabili.
forse è anche per questo che tendo a dissociarmi.
ogni sogno deve avere delle parole che lo esprimano. e così ogni pensiero, ogni pulsione. sarà per questo che sono così spaventata e disarmata di fronte ad un dolore che non ha parola nè forma nè nome. per questo tento maniacalmente di chiuderlo in una scatola e metterci un'etichetta, di sistemarlo sullo scaffale di un immaginario archivio mentale e dire: - è lì, io lo so nominare e quindi lo so controllare-

è una fissazione, la mia, che ha radici antiche.
gli antichi erano ossessionati dai nomi delle cose. gli ebrei credevano che, conoscendo il nome di qualcosa, si potesse controllarla, possederla. per questo rifiutavano di nominare Dio.
secondo altri, ogni persona ha un secondo nome, un nome che non è quello che ci è stato dato dai nostri genitori. scoprendolo, è possibile avere il pieno controllo sulla persona.
questo perchè il nome DEFINISCE, IMPRIGIONA, OSTACOLA ma DA ANCHE VITA alla cosa nominata.
gli etruschi la pensavano diversamente, in realtà: credevano che scrivere il nome di qualcosa decretasse la sua morte; ma anche per loro la definizione ed il nome erano fondamentali. così come, anche se in un modo diverso, per i latini ed i medievali, che scrivevano lunghi bestiari, erbari, lapidari, tentando di schedare, catalogare, conoscere e controllare tutta la creazione. raccontavano dell'unicorno e della pantera, e mentre ne raccontavano il primo era tanto reale quanto la seconda, perchè in realtà ognuno di essi non era altro che la concretizzazione di un sentimento, di una paura di un sogno.

una parola, un grappolo di lettere, un nido di suoni, ecco quello che io cerco per ogni cosa.
Ed oggi io sento il bisogno di trovare un nuovo nome, di definire qualcosa che per troppo tempo non ha avuto un nome preciso nella mia mente, e adesso si ritrova ad averne molti, forse troppi.
quella cosa è l'altra me. è quella vocina maligna, dolce-amara, autoritaria e violenta o dolce e sensuale, che molte di voi chiamano Ana. Ma è più di Ana.
è anche di più di "anoressia nervosa", di più di "autolesionismo", di più di qualunque concetto definibile che io abbia trovato finora.
oggi mi sono messa a pensare a che nome potesse mai avere questo baratro oscuro. qualunque termine sarebbe stato troppo riduttivo in confronto all'enormità del concetto.
poi mi sono venuti in mente i bestiari medievali.
e mi son detta: - perchè devo tentare di illustrare con un parolone che non esiste un concetto che è troppo grande e terribile, che mi fa troppa paura?- e, allora, ho fatto il contrario. l'ho rimpicciolito. quasi ridicolizzato.
penso che riderete, sapendo come io ho etichettato(scusate, ma quella delle etichette è proprio la mia ossessione) la parte più oscura di me: da oggi, il suo nome è LA PULCE.

sì, Ana è una pulce. Leda è una pulce.

le pulci sono esserini talmente piccoli che fanno da ridere se li guardi. così totalmente insignificanti, in apparenza.
sono esserini viscidi, schifosi e neri, che ti aggrediscono e ti tormentano in continuazione, senza andarsene mai più. non ti lasciano un attimo di tregua, ma continuano a rodere il sistema nervoso, sempre di più, sempre di più, e una cosa piccola diventa grande, il rossore di un morso si allarga a tutta la gamba, ogni fibra del sistema nervoso a quel punto è andata, sei sfinito, distrutto da quella piccola pulce.
le pulci abitano il buio della notte e delle fogne, evocano polverose cantine, spazi di squallore e di solitudine, spazi di sporcizia ed abbandono. sono disgustose, piccole piccole ma disgustose. terrificanti.

ma fosse solo questo.
le pulci sono piccole ma danno la morte.
un minuscolo esserino nero è riuscito da solo a dimezzare la popolazione d'Europa. un suo morso ha ucciso tutti. sto parlando di secoli fa, certo, ma è indubbio che fu così.

La mia parte oscura è questo, è qualcosa che a tratti mi sembra piccolo, eppure è un tumore in metastasi, che si conquista il suo spazio e mi rosicchia tutta la mente, che punge e punge come una pulce fastidiosa, ma piano piano cominci a sentirti male e capisci che non è solo una pulce fastidiosa, ma è una pulce che uccide.

un esserino insignificante che uccide.

tu gratti, gratti e ti fai del male da solo, quel dolore è entrato senza che tu lo volessi, ma per rimediare lo ingigantisci.

ecco l'etichetta che ho trovato.
è molto riduttiva, me ne rendo conto, ma mi piace. faccio sempre fatica, quando scrivo, a parlare del mio "male di vivere", mi faccio scrupolo a chiamarlo anoressia.
così lo chiamerò pulce, sperando che un giorno riuscirò a prenderla fra le mani, schiacciarla tra due dita e non pensarci mai più.

giovedì 22 ottobre 2009

ma io chi sono?

per mia madre, una bambina viziata che digiuna solo per ribellarsi ai suoi genitori.
per qualcuno, una ragazza malata.
per qualcun'altro, una che ha bisogno di aiuto.
ma io, io chi sono?

forse mi sono illusa che ammalandomi di un DCA potessi acquistare un'identità, un'autonomia, una dignità di persona umana...
mi sono tanto disperatamente attaccata all'etichetta di anoressica da perdere di vista il fatto che non lo sono, non lo sono mai stata e mai lo sarò.
hai ragione, Persefone, hai più ragione di quel che credi. non solo potrei uscirne da sola, ma non ne sono nemmeno entrata. in niente.
forse tutto questo è solo un sogno della mia mente.
se fossi anoressica veramente, non avrei bisogno di sentirmelo dire.
se fossi anoressica veramente, non sarei così spietatamente lucida di fronte alle cose.
se fossi anoressica veramente, non sarei riuscita a mangiare quella pizza marinara ieri, avrei sofferto di più per i lassativi che ho preso, e soprattutto avrei lottato anche oggi per digiunare, mentre sono già a 170 calorie e penso che entro la cena arriverò a 400...
mangio troppo, peso troppo, e soprattutto so troppo di più di quello che dovrei sapere.
no, ragazze, io non sono anoressica.
ma chi sono, allora?
perchè mi sto inventando tutta questa sofferenza?
perchè sto così male eppure ho l'impressione di non essere io quella che sta male?
perchè ho l'atroce sospetto di star recitando una parte?
un giorno mio padre mi ha detto una cosa che mi ha fatto molto male, forse perchè potrebbe essere vera? "tu, Alessia, non hai bisogno di nessuno psicologo. tu sei teatrale. ti stai contruendo un personaggio"
quasi una personalità doppia, quasi una dissociazione?
o semplicemente un'esibizionismo e una stupidità portati al limite?
quanto vorrei che non fosse così...perchè questa cosa mi fa troppa paura...
è terribile non sapere che cosa si è...è terribile vivere come rinchiusi dentro a un teatro, e non sapere se si vive davvero o per finta...
forse hai ragione, Persefone...
forse hai ragione...
ma io, io che cosa sono secondo voi?
chi sono io?
se solo potessi essere certa di me stessa e della mia esistenza...perchè a momenti non sento nemmeno quella...non so se sono morta o se vivo, o se mi trascino...

80 grammi di riso scondito mi basterebbero per tutta una giornata...
oggi una mia amica ha tentato invano di farmi mangiare della cioccolata, poverina, le facevo tanta pena per il mio fisico che loro dicono magro...
l'ho rifiutata, fuggivo, fuggivo, non volevo...eppure sarei riuscita a mangiare quello che lei mi offriva...sono sicura che ci sarei riuscita...e allora perchè non l'ho fatto?
non l'ho fatto perchè la mia mente era spaventata. sì, ma da cosa? dal dover mangiare cibo ingrasante o dal dover rinunciare alla mia amata etichetta?
ho paura, sono smarrita.
mi odio più che mai.

martedì 20 ottobre 2009


4.30 di notte, la cagnolina guaisce da far pietà e nessuno si muove, nessuno fa niente.
sbuffo, mi alzo, crepo di freddo. Apro la porta della cucina e lei mi viene incontro scodinzolando, ma ha cosparso di vomito tutto il pavimento. Mi preoccupo. L'accarezzo, lei va a dormire sul divano, io torno a letto con l'odore del vomito nelle narici. Poverina. non sta bene nemmeno lei.

due ore dopo. coraggio, Alessia, che è ora di alzarsi. no, adesso no, non ti ricordi che oggi si entra un'ora dopo? fammi dormire ancora un pochino, te ne prego...
galleggio tra i deliranti sogni della mattina, penso ad oggi che se sarò brava riuscirò a saltare il pranzo senza che i miei se ne accorgano.
passano trenta minuti, mi alzo da quel letto, mi vesto. infilo i pantacollant neri, la gonna nuova, grigia di lana con i pom-pom. rimiro le mie gambone nello specchio. per un'attimo, la loro vista non mi da fastidio.
colazione: un vasetto di joghurt magro mangiato quasi per intero, un biscotto oro saiwa gettato nel cesso anzichè in bocca. tanto, non è che cambi molto.

esco. freddo.
scuola. noia.
mi consegnano la prova di tedesco: 4.
lacrime.
un taglio consumato inginocchiata contro il calorifero del bagno, guardando il corridoio vuoto e sentendomi una pirla.
non potrò dire a mia madre del brutto voto.
non potrò giustificarmi in alcun modo.

13,10. esco nell'aria che sa di nuvole.
volevo tornare a casa a piedi per bruciare calorie, ma purtroppo è venuto mio padre a prendermi in macchina. nel pomeriggio abbiamo la visita dalla dietologa.
mi accompagna a casa e mi dice: -và su e mangia! io ti aspetto-.
vado su, non mangio.
scendo.
il giochetto non è riuscito. lui sa che non ho pranzato. gliel'hanno detto.
urliamo.
mi infilo in macchina, sempre urlando, di mangiare non ne voglio sapere. andiamo a Trento, piuttosto, che siamo in ritardo.
durante il viaggio, mio padre mi dice tante cattiverie. mi offende, mi maledice.
sprizza rabbia da tutti i pori, quasi follia, quasi odio.
le sue parole mi passano sopra come vapore, perdono consistenza, svaniscono. penso ad altro.
odiatemi pure, che me lo merito.

ore 15. entro dalla dietologa.
una signora simpatica.
ridiamo persino, è gentile.
mi dice che, anche se non in via definitiva, ho una diagnosi.
finalmente, una diagnosi. da confermare, forse da smentire, da precisare meglio, ma...

ANORESSIA
ecco, ci siamo, me l'ha detto.
me l'ha detto.
-ma io...io NON SONO ANORESSICA- sento la mia voce che dice - io...io non sono abbastanza magra! io ho il cuore normale! io non ho mai avuto un calo di zuccheri in...in tutta la vita! no, non sono magra, e poi io MANGIO, io MANGIO! e la ciccia, dove la mettiamo la ciccia, guarda- gemo, dandomi una pacca sulle cosce - guarda quanto grassa sono...io non sono anoressica, sono solo una bambina viziata...-
piango. da dove mi sono uscite queste parole?
non speravo forse che mi dicessero che sono anoressica?
non lo speravo?
perchè allora non riesco a capacitarmene? perchè, diamine?
la dietologa mi guarda.
mi dice che l'anoressia sta dentro, non fuori.
mi dice che sono state diagnosticate anoressiche anche ragazze più "robuste" di me.
ma io non credo. io ho paura. ho paura del cibo e del futuro.
ho paura anche di lei, lei che è tanto buona e gentile, eppure tanto cattiva....lei che vorrà certamente farmi ingrassare.
non è vero niente che peso 43 chili. 44 peso.
44, sicuro. troppo.
saluto, esco.
ho tanta paura.
in sala d'attesa, una ragazza con i capelli nerissimi mi punta gli occhi addosso per un brevissimo istante. la spio. mi accende uno strano sentimento nel cuore.
è magra, ma non eccessivamente, mi sembra. o forse sono io che non riesco più a classificare le fisionomie.
sarà più magra o più grassa di me? e quell'altra ragazza che esce adesso, che saluta la "mia" dietologa e la "mia" neuropsichiatra con familiarità, come di chi conosce qualcuno da tanto tempo, e cammina con le punte dei piedi all'indentro? è più magra o più grassa di me, quella?
chissà se anche loro mi guardano di sottecchi pensando la stessa cosa.
me ne vado con le fotografie dei loro corpi negli occhi. e stranamente non ricordo i visi.

a cena 300 calorie di minestrone, ma vanno pure bene, tanto chiudo la giornata con meno di 400.
mi sento una merda.
mi sento strana.
mi sento...cazzo, non so dire come mi sento.
domani vogliono portarmi in pizzeria per il compleanno di mia mamma. vuol dire che domani supererò le mille calorie, di sicuro.
calmati un pochino, Alessia, non pensare al domani. l'oggi è già tanto duro, non angustiarti di più del necessario.
lascia che la notte ti ricopra con la sua nube nerogrigiastra.
e sogna di volare via.

lunedì 19 ottobre 2009

i 43 chili si avvicinano. oggi la bilancia mi ha fatto le fusa con un placido 43,1, ma io, dubbiosa e scettica come sempre, non ho dato grande importanza alla sua vocina giubilante.
però ho sorriso.
mio padre dice che faccio paura. che sono pelle e ossa. che sono piccola, piccola, tanto, troppo piccola. ma io non riesco a credergli. continuo a vedermi in carne. grassa, obesa forse no, d'accordo. però in carne. abbondantemente.

ho sempre pensato che le ragazze con la taglia 38 fossero magre.
ieri sono andata alla pimkie e ho deciso che volevo scoprire qual'è la mia taglia.
un po'dubbiosa, ho preso in mano dei jeans taglia 38 e sono filata nel camerino di prova, pensando che non mi sarebbero mai entrati, sentendomi anzi una povera deficente che si crede chissà che magra ed invece è una balena...
provo i jeans.
ma siamo sicuri che questa sia la 38? mi stanno quasi larghi, aderiscono ai fianchi mollemente, e c'è un bel po' di spazio vuoto ancora da riempire...
è questa la 38, allora?
(avrei voluto vedere se sarei riuscita ad entrare in una 36, ma non ne avevano. però su questo veramente, ed oggettivamente, dubito)
comunque sia, se è questa la famosa taglia 38 di cui tutte parlano, debbo ricredermi. la 38 è delle grasse. non c'è altra spiegazione, se ci entro io.
non sono mica scema, lo so di non essere in sovrappeso, ma non credo che nessuno riuscirà mai a convincermi che un BMI di 17 è troppo basso.
io direi il contrario, semmai.
decisamente alto.
lo so che è tutto lì il nodo, è tutto lì il prioblema. devo rendermi conto che un BMI di 17 non è troppo alto, assolutamente. ma non riesco ad accettarlo.

oggi sono andata dalla neuropsichiatra.
nulla da dire, mi è sembrata una donna affidabile. mi ha chiesto delle cose un po'assurde, in verità, ad esempio è stata un sacco di tempo a chiedermi del mio cane (?).
ha detto che dovrà tenere un colloquio coi miei genitori...me la sono immaginata che oarla con mia madre, che continua a farle domande sceme e si ostina a non capire, testarda e dura come il cemento. imbarazzo.
domani si ritorna a scuola...che palle...e poi, alle 15, la visita dalla dietista.
mah, speriamo bene.
intanto oggi ho mangiato un piatto di riso e mi sono imposta di non vomitarlo. perchè...perchè sì, diamine. non lo voglio fare. punto.
punto e a capo.
la prossima riga la dovrete attendere fino a domani: il futuro è ancora dietro a scriverla.
un grosso bacione a tutte/i quante/i. vi voglio bene!

sabato 17 ottobre 2009

sto malissimo....mia mamma mi ha appena fatto mangiare un pranzo mostruoso, per oggi sono già a 670 calorie, e adesso mi tratta da culo perchè piango e non riesco a fermarmi...non ce la faccio più...non ce la faccio proprio più...
stanotte mi son detta:-un giorno di questi muoio-. avevo freddo anche sotto le coperte, non riuscivo a dormire per il freddo...
e adesso, quel fottuto pranzo....
o, dio mio, dio mio....
perchè? perchè devo soffrire così?
non ce la faccio più...
è troppo...
chiedo solo un po' d'aiuto, di comprensione...
ma qui nessuno me la vuol dare...
dio mio, dio mio...
aiuto...

venerdì 16 ottobre 2009

vi faccio una domanda.... >.<

ho un tremendo dilemma che non da pace alla mia mente ossessionata:
stamattina sono salita sulla bilancia e segnava 44,1.
poi, per controllare, mi sono pesata altre 5 volte e il risultato era sempre 43,6...
ma quanto peso allora?
per favore aiutatemi, è importante per me saperlo...
è veramente importante...

giovedì 15 ottobre 2009

O__O



quella pazzoide della bilancia dice che peso 43,3 kg.
O____O
la cosa si commenta da sola suppongo.
la pazziode ha sbagliato.
Eddai, non è possibile!
43,3 kg.
no, no, impossibile!
non devo farmi illusioni...
tanto prima che il sole tramonti li avrò già recuperati, poco ma sicuro...
almeno, però, non sono ingrassata, con il metabolismo sballato che mi ritrovo sarebbe anche potuto succedere...
è buffo. buffo quanto ipocrita sono. verso me stessa, in primo luogo, ma anche verso gli altri.
oggi ho incontrato Francesca, la stellina della mia strada. e lei ha pianto. HA PIANTO, cazzo. ha pianto per me. ed io con il lassativo che ho preso ieri, con i 4 chilometri che ho fatto a piedi oggi, con i miei calcoli delle calorie tutti gonfiati, in cui il potere calorico di ogni briciola viene aumentato, con tutto questo io la sto prendendo in giro.
la sto prendendo in giro.
sto prendendo in giro lei, i miei genitori, Sara, Tania, i medici stessi.
sto prendendo in giro tutti.
e non è vero che a pagarne lo scotto sono solo io, sennò sapete quanto mi importerebbe.
sto ingannando tutti quanti.

e poi dico di voler guarire? Ammettilo, Leda, tu non sei nemmeno malata, non puoi guarire da una malattia che NON C'è. puoi solo restringere. puoi solo gioire davanti ad un, seppur fittizio, 43,3 sulla bilancia....

sarebbe un così bel numero, se solo fosse reale...il 44 ha stufato, mentre il 43...il 43 è sempre un passo in più verso...

...ma che sto dicendo? un passo in più verso che cosa?
ed ecco che Lei è entrata ancora nei miei pensieri e mi fa dire cose insensate. quest'angioletto biondo, questa sottile fatina dalle ali di smeraldo, come al solito mi mette in testa delle emerite cazzate...

sono dilaniata da due volontà opposte. da un lato vorrei non avee più freddo, non dover più urlare nè mentire, non dover fare e rifare le tabelle caloriche anzichè studiare, non dover più soffrire, non dover più vedere mia madre strillare in preda ad un attacco d'ansia e Francesca, la mia Fra, piangere. Ritrovare il sorriso e la gioia un po' volgare di comperarsi una focaccia con le olive all'intervallo, andare in pizzeria qualche volta la sera, arrostire in padella le castagne, fare una torta come quelle che facevo una volta, e mangiarle tutti insieme con una buona tazza di tè, io e la mia famiglia, essere di nuovo insieme...
dall'altro lato, tutto ciò è inammissibile. perchè io ODIO il cibo. lo odio. e amo il dolore, il mio dolore, la mia ossessione che da un senso alle giornate...
io in fondo voglio essere malata, ho bisogno di esserlo. il mondo fuori mi fa troppa paura, e forse, se arrivassi ad essere tanto magra da essere ricoverata anche solo un mese, da questo mondo io potrei scappare via...
e poi, è brutto ammetterlo, quel quasi-43 mi è piaciuto. mi è piaciuto proprio.
come volevasi dimostrare, non sono nient'altro che una stronza.